Un uomo è ciò che attrae

Performance e video istallazioni sul tema degli oggetti come parte integrante dell'esistenza umana, dal 1999 al 2004

In quest’epoca l’apparenza e la produttività consumistica hanno quasi privato l’uomo delle sue facoltà fisiche intellettuali e spirituali. L’essere umano scompare e restano gli “oggetti” che egli riesce a generare, a muovere e a comprare.

Le vite di ognuno di noi non sono fondamentalmente diverse tra loro e tanto meno sono diverse e scollegate dall’ambiente che ci circonda. Ogni parte del nostro corpo contiene il codice genetico dell’intero organismo e, ogni vita include tutto l’universo.

La nostra personalità è un insieme di tutto ciò che ci circonda. Tutto quello che abbiamo, proviene dal nostro rapporto con l’esterno. Sensazioni, emozioni e idee ci sono suggerite da altri.

    1999                         Performance 1

arte contemporanea, cittadellarte, biella
 

Senza titolo 1. performance. Biella 1999

 

Con le performance di Biella e Torino inizia la sperimentazione sul tema degli oggetti che si rivelerà con la serie fotografica “Un uomo è ciò che attrae” esposta nel 2002.

Barre filettate, tondini forati, piastre di ferro, bulloni, rotelle e ganci da ginnasta. Dieci giorni di lavoro su attrezzi-protesi da montare sulla putrella dell’ex lanificio della fondazione Pistoletto con lo scopo di far parte attiva della struttura. Protesi e movimenti ripetuti per attaccarsi a ciò che resta delle vecchie attrezzature da lavoro di quell'ambiente. Operai - macchina. Inutili pezzi di una catena produttiva. Produttori di nulla.

L’azione è stata svolta da Angelo Rossi, Claudio Conti e Claudia Fabris durante il festival internazionale delle arti DIFFERENTI SENSAZIONI del 1999 presso la Cittadellarte, Fondazione Pistoletto di Biella all’interno lo spettacolo evento "Il Villaggio Globale" coordinato da Gabriele Boccacini di Stalker Teatro.

 

Rassegna stampa:

CORRIERE Cultura e Spettacoli, mercoledì 4 agosto 1999. Il performer Rossi al “Villaggio globale”

Catarsi, dicembre 1999. Gli universi di Torino, di Giuliana Oliviero.

Documentazione video: Stalker teatro

 

 1999                                Oggetti n°644  

cittadellarte, fondazione pistoletto, performance

N° 644. Performance. durata 1 ora. Biella 1999.

 

La performance N° 644 consiste nella numerazione degli oggetti che attraversano un determinato spazio in un determinato intervallo di tempo.

In fase progettuale come presupposto sono stati distinti gli oggetti fissi da quelli mobili (una lampadina per esempio è un oggetto fisso, quindi non numerabile ma, se la lampadina si fulmina ed è sostituita, nel distaccarsi dal portalampada diventa un oggetto a se, staccato dall’ambiente e quindi numerabile).

Per quanto riguarda la messa in pratica della performance, durante la quale attori e pubblico hanno potuto interagire, sono stato attento a cogliere anche quei momenti in cui alcuni oggetti si sono trasformati, si sono distaccati dall’ambiente o dalle persone che li stavano portando con sé, perciò la numerazione di questi oggetti è legata allo spazio delimitato, al tempo prestabilito e alle azioni imprevedibili degli spettatori, dei tecnici e di chiunque frequenti quello spazio.

L’idea della performance si è sviluppata durante il festival internazionale delle arti DIFFERENTI SENSAZIONI tenutosi presso la Cittadellarte, Fondazione Pistoletto di Biella nel 1999.

 

 La separazione degli oggetti dall’ambiente è un’illusione, in realtà essi sono un tuttuno con lo spazio e con gli uomini che li accompagnano.

Inizia il tema degli oggetti che poi si svilupperà nel 2002 con le foto “Un uomo è ciò che attrae”.

 

Rassegna stampa:

CORRIERE Cultura e Spettacoli, mercoledi 4 agosto 1999. Il performer Rossi al “Villaggio globale”

Catarsi, dicembre 1999. Gli universi di Torino, di Giuliana Oliviero.

Documentazione video: Stalker teatro

 

    2000                       Performance 2

big torino, spazio hoffmann, cambiano

Senza titolo 2. Performance. durata 6 minuti circa. Cambiano 2000  

 

Ago, filo, pelle sintetica color carne, video con paesaggi naturali. Realizzazione di una maschera che unisce due uomini per la testa permettendo solo a uno (per volta) dei due di vedere il video tra la polvere rossa e i mattoni dell’ex fornace di Cambiano. Polvere di esseri umani dis-integrati in micro cellule abitative. In lotta fino alla lacerazione della carne nel tentativo di affacciarsi sull’unico mondo possibile, la TV.

 

Realizzata con Claudio Conti per BIG TORINO 2000, prima biennale arte emergente, spazi de "LA FORNACE Spazio Permanente" Cambiano (TO). "Il Villaggio Globale" spettacolo evento, coordinamento artistico Gabriele Boccacini, Stalker Teatro.

 

Rassegna stampa:

CORRIERE Cultura e Spettacoli, mercoledi 4 agosto 1999. Il performer Rossi al “Villaggio globale”

 

Documentazione video: www.stalkerteatro.net

 

2000                             Performance 3

performance, biella, fondazione pistoletto
arte contemporanea, performance, cittadellarte
arte contemporanea, fondazione pistoletto, performance

Senza titolo 3. Performance. Biella 2000  

 

Estrarre da sotto la pelle, un libro, generare un orologio, vedere il proprio corpo trasformarsi, diventare un ammasso di cose. Posate, dischi, sedie, animali, pomodori, telefoni, pennarelli, giocattoli, cavi, fotografie, automobili … Senza titolo 3 é una performance di Claudio Conti e Angelo Rossi (firmata da Zak Manzi) Indagine sulla mutazione dell'uomo che ha quasi perso le sue facoltà fisiche e intellettuali. Il corpo è scomparso e restano gli oggetti che egli riesce a generare e muovere. Ricerca di nuovi mezzi evolutivi. Disadattamento. Integrazione con le strutture. Acquisizione di forze nuove. Crisi di umanità.

 

DIFFERENTI SENSAZIONI, "XIII Festival Internazionale delle Arti" performance di Zak Manzi e Claudio Conti, Fondazione Pistoletto, Biella direzione artistica e organizzativa STALKER TEATRO,

 

Rassegna stampa: www.stalkerteatro.net

 

Documentazione video: fondazione pistoletto biella

 

 
opere nascoste

Il tempo della rivelazione

Nel 2000 ho cominciato a nascondere le mie opere in scatole di ferro saldate o in luoghi segreti raggiungibili mediante l'uso di una mappa. Lo scopo era di impedirne o rimandarne la fruizione a un altro tempo/luogo. Cosi le opere sono state spedite attraverso il tempo, per raggiungere, chi sa quale altra comunità, diversa da quella attuale.

Un’opera non visibile, sigillata per un certo numero di anni, si sottrae all'analisi e al giudizio della critica contemporanea. L'opera sigillata, invisibile, nascosta, si sottrae alla storia e non assolve la sua funzione, non comunica col mondo ma esiste. La fruizione e rimandata, il valore sarà stabilito dai posteri.

Il tempo della rivelazione 

(Opere Nascoste / Minimal underground)

2000                       APRIRE NEL 2080

Aprire nel 2080, disegno chiuso in tubo sigillato, lunghezza 35,5 diametro 4 cm, 2000/2005

 

E' possibile vedere la documentazione di altre performance e video installazioni relative a questo argomento visitando il sito dedicato al minimal underground

          2004                 Un uomo è ciò che attrae (la mostra)

un uomo è ciò che attrae
un uomo è ciò che attrae
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un_uomo_e_ciò_che_attrae_10
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Autoritratto con mazzo di chiavi libro e mouse. Autoritratto con sassi. Autoritratto con telefonino.  Fotografie 50 x 70cm, 2002

(la serie è firmata Zak Manzi)

 

Questa serie di scatti fotografici prodotta nel 2002 in realtà risale al 1999, trattandosi di un lavoro principalmente di origine passionale ci tengo a collocarlo nell’ordine temporale da cui proviene. Fatto sta che solo dopo la performance “senza titolo 3” di Biella con Claudio Conti mi sono deciso a fare queste foto e perciò mi sono rivolto a Damiano Errico, artista e fotografo professionista. Inoltre in quel periodo ero nel cuore della sperimentazione con Salvatore Manzi riguardo al progetto Zak Manzi per cui la serie è firmata Z.M.

 

Le foto sono state esposte in occasione della mostra personale UN UOMO E’ CIO’ CHE ATTRAE, Galleria Arturarte, Settevene, Nepi (VT) a cura di Nori Zandomenego.

 

Catalogo:CARMEN CONSOLI—Ricerca di equilibrio, (Un a cura di Nori Zndomenego, 2004.

Modelle con oggetti
Modelle con oggetti

da sinistra verso destra; 100x140 cm, acrilico su tela e oggetti, 2002. 35x45 cm olio su tela e oggetti, 2003.

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Modella con trapano
Modella con trapano

acrilico e grafite su tela, 50x70 cm, 2002

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Cane con oggetti
Cane con oggetti

terracotta, 25 x 29 x 15 cm, 2004

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Modelle con oggetti, tecnica mista su tela, 2002/2003                                              Cane con oggetti, terracotta, 25 x 29 x 15 cm, 2004  

La mostra UN UOMO E' CIO' CHE ATTRAE è stata divisa in due settori, i lavori sul tema degli oggetti da una parte e quelli sul tema dell’imitazione dall’altra.

Il catalogo è apparentemente scisso dall’evento, riporta in copertina il titolo di un immaginario disco di Carmen Consoli “Ricerca di equilibrio” e la locandina della mostra invece riprende il titolo della serie fotografica “Un uomo è ciò che attrae”.

 

... Guardando le opere che compongono la mostra viene da pensare non siano tutte frutto della stessa mano, ma piuttosto opere di più autori riunite in una collettiva. La personalità artistica di Angelo Rossi è poliedrica, con una facilità estrema utilizza linguaggi diversi, metodi e tecniche sempre nuovi.

 

In questo si può dire tenga fede alla sua convinzione che il “super artista” con il suo “nome” non può rappresentare la società contemporanea, ma piuttosto l’espressione più vera di contemporaneità la può dare solamente una massa crescente di artisti. In lui sembrano convogliare le personalità, le idee, le teorie ed i progetti degli artisti della cosiddetta “nuova generazione”.

 

Il suo eclettismo lo porta ad esprimersi indifferentemente con la fotografia, la pittura, la scultura, il design, la grafica, le performance ed i video d’arte. La cosa però che accomuna tutte le espressioni d’arte di Rossi è la materia, ciascun’opera utilizza come materia prima i pensieri, le emozioni, le parole e le immagini già filtrate, già manipolate o confezionate. E’ un’arte fatta da chiunque, questo non significa che tutti possono nello stesso modo diventare artisti, quanto piuttosto che ciascuno e ciascuna cosa concorrono nella costruzione di un suo lavoro, ne sono assolutamente la materia ...

 

Estratti dal testo di Nori Zandomenego.